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Lettera aperta del nuovo presidente Annarosa Racca |
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Caro Collega,
da pochi giorni sono stata eletta Presidente di Federfarma, dopo essere stata alla guida delle farmacie di Milano, poi, di tutta la Lombardia e, da metà 2007, componente del Consiglio di Presidenza di Federfarma. Vorrei, innanzitutto, salutare e ringraziare l’amico Giorgio Siri che, per sedici anni, si è dedicato, con grande sacrificio personale, al bene della Farmacia italiana, in un periodo in cui le cose sono diventate sempre più difficili, anno dopo anno. Vorrei anche ringraziare i colleghi che mi hanno incoraggiato e sostenuto fin dall’inizio della mia esperienza nel Sindacato e, soprattutto, in questa ultima tornata elettorale che mi ha portato alla Presidenza nazionale. Amo la nostra professione e sono convinta dell’importanza della nostra farmacia nella società italiana. Credo molto nel rapporto professionale e umano con i cittadini, che è l’essenza più profonda del nostro lavoro. Per questo, per quanto me lo permettevano gli impegni sindacali, ho cercato di essere sempre presente in farmacia e di seguirne l’attività. Conto di continuare questo rapporto stretto con l’attività dietro al banco, pur consapevole che ora gli impegni sindacali diventeranno ben più pressanti. La farmacia in questi ultimi anni è stata interessata da molti cambiamenti, che sono insieme il frutto di una spinta proveniente da settori normalmente estranei al mondo della sanità e la conseguenza di tendenze di lungo periodo che investono la società occidentale. Pensiamo, ad esempio, alla globalizzazione, un termine che non solo i nostri genitori, ma noi stessi fino a qualche anno, non conoscevamo. Soprattutto grazie a internet le notizie e le conoscenze si diffondono immediatamente in tutto il mondo. I cittadini possono mettere a confronto e ottenere prodotti e servizi da qualsiasi parte del pianeta. Fino a pochi anni fa, raramente vedevamo nelle nostre città uno straniero che non fosse un turista. Oggi, in farmacia abbiamo quotidianamente a che fare con persone di lingue e culture diverse, con patologie e abitudini sanitarie diverse dalle nostre. Mentre la popolazione invecchia ed ha quindi maggiori e più costose esigenze sanitarie, il nostro Paese deve rispettare vincoli di spesa pubblica imposti a livello europeo ed è quindi costretto a comprimere i costi. La farmaceutica è una delle voci che più spesso si ritrova nel mirino: dal 2002 a oggi, a seguito degli interventi di contenimento, la spesa pubblica per il farmaco è rimasta sostanzialmente invariata, nonostante un costante aumento dei consumi, mentre altre voci del bilancio sanitario sono notevolmente aumentate. Abbiamo così assistito in questi anni all’intensificarsi della distribuzione diretta, o per conto del Servizio sanitario regionale, che è proprio una conseguenza della necessità della parte pubblica di contenere la spesa, senza tenere conto che essa determina uno spostamento da una voce all’altra del bilancio pubblico e che all’eventuale risparmio, ammesso che ci sia un risparmio reale, corrispondono disagi e costi aggiuntivi per i cittadini. C’è poi il tentativo di assimilare al mercato un settore fino ad ora saggiamente regolato verso la tutela della salute e la distribuzione del servizio su tutto il territorio nazionale. Abbiamo assistito all’eliminazione del prezzo fisso sui medicinali senza ricetta, voluta da Storace, e alla vendita con il farmacista, ma fuori farmacia, di questi medicinali, decisa da Bersani, con la conseguente rottura del legame farmaco-farmacista-farmacia. A questo proposito la Coop compie un altro passo del suo progetto andando a presentare il primo farmaco a marchio proprio, ignorando che in farmacia sono ormai presenti numerose opportunità di risparmio per il cittadino. Chiede poi al Governo di “completare la liberalizzazione: per rendere accessibili i vantaggi ad un numero maggiore di consumatori e ottenere più servizio e concorrenza”. La presenza obbligatoria del farmacista, infatti, impedisce di ampliare il numero dei punti vendita nei quali è disponibile il farmaco da banco. Se non ci attivassimo per guidare con equilibrio questi processi, che peraltro si stanno verificando in modi e con tempi diversi anche negli altri Paesi europei, arriveremmo in poco tempo a una completa deregolamentazione del sistema: saremmo costretti ad assistere al superamento della pianta organica e al passaggio della proprietà delle farmacie nelle mani di grandi operatori economici, non solo molto più potenti della singola farmacia, ma anche di farmacie indipendenti associate tra loro. Dobbiamo assolutamente evitare che queste componenti del sistema trasformino in senso involutivo il ruolo sanitario della farmacia. In questo contesto, dobbiamo tutti renderci conto della necessità di un grande cambiamento culturale che ci consenta di far evolvere la farmacia, senza perdere di vista i valori basilari della professione e giustificando la capillarità della rete, salvaguardandone l’efficienza. Per questo dobbiamo, innanzitutto, puntare sulla formazione della categoria, quale elemento decisivo per comprendere quello che sta succedendo e come reagire. In questo processo il Sindacato deve sostenere i colleghi sulla via di quel cambiamento culturale indispensabile per recuperare e sviluppare gli aspetti di umanità, disponibilità e servizio, che da sempre sono l’elemento fondante della farmacia. Il farmacista deve talvolta anche allontanarsi dal proprio banco, presidiare il territorio, garantendo tutti quei servizi che rafforzano il legame tra il cittadino e la “propria” farmacia e che danno significato concreto alla pianta organica. È necessario sfatare finalmente l’accusa – del tutto strumentale - che le regole servano a favorire i titolari di farmacia e non i cittadini. Convinti che la miglior difesa sia nel nostro impegno quotidiano a favore dei cittadini e a tutela della salute pubblica, diritto fondamentale garantito dalla Costituzione italiana, dobbiamo tutti impiegare risorse nella nostra farmacia esprimendo tutta l’eccellenza della nostra umanità e professionalità. Questa è la grande sfida che abbiamo di fronte. Con i colleghi del Consiglio di Presidenza, con cui lavorerò a stretto contatto, la affronteremo, puntando sul dialogo con le istituzioni, con gli altri operatori del settore, con le associazioni dei malati e dei consumatori, con il mondo politico e con i mezzi di informazione. Agiremo con tutte le nostre forze affinché il programma con il quale mi sono candidata alla Presidenza non resti un sogno nel cassetto. Per affrontare le difficoltà che sicuramente incontreremo avrò bisogno del Tuo sostegno, e di quello di tutti i colleghi. Da parte mia Ti assicuro il massimo impegno e la piena disponibilità all’ascolto dei diversi punti di vista, per individuare un percorso condiviso che ci consenta di valorizzare il ruolo della Farmacia italiana.
Annarosa Racca
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